report censura censura legale, comunicazione manipolata tramite il web

Report censura “Censura legale”

Pubblicato il Pubblicato in Polinux

Da un gruppo di utenti del forum di Report

ATTENZIONE: In data 3 aprile 2008, esattamente 24 ore dopo la comparsa del comunicato ‘Report censura Censura Legale’ – i fatti, la storia -, la redazione di Report ha chiuso questo forum, nel chiaro tentativo di eludere le vostre imminenti domande, richieste di chiarimenti, proteste. Si e’ trattato dell’ennesimo atto illiberale da parte della redazione, ultimo di una sconcertante serie, in spregio del vostro diritto costituzionalmente sancito di esprimere la vostra opinione e/o dissenso, che e’ alla base di ogni liberta’ democratica. Rinnoviamo piu’ che mai l’invito a tutti voi a ritrovare l’energia per partecipare a questo dibattito che va al cuore della liberta’ di informazione in Italia, leggendo il testo qui sotto. Ne va del nostro e del vostro futuro. Prima che sia troppo tardi. Grazie.

Qui la nostra lettera: I FATTI, LA STORIA

Il 9 febbraio 2008, il giornalista Paolo Barnard lancia in Rete una denuncia contro la cosiddetta Censura Legale e cioè, la minaccia alla libertà di stampa derivante dal timore degli editori di essere coinvolti in rivalse giudiziarie con richieste di risarcimento danni, a causa dei servizi “scomodi” che essi pubblicano o mandano in onda (link1). Si tratta di un pericolo crescente e gravissimo alla libera informazione che sta creando in Italia un duopolio inaccettabile: già vi sono infatti poche testate e relativi giornalisti che possono dire ciò che vogliono poiché ricche a sufficienza per poter ovviare a Censura Legale e, poi, vi sono quelle che invece non se lo possono permettere, divenendo di fatto tacitate in diverse istanze. Non è difficile comprendere che, in un tale sistema, a informare con ampio raggio d’azione saranno sempre più solo i ricchi media commerciali che sono, però, notoriamente condizionati dagli interessi dei forti gruppi finanziari e industriali che li finanziano. Mentre penalizzati saranno i “piccoli”, gli indipendenti, gli editori in Rete, che di norma lavorano con bassi budget ma che spesso sono i più coraggiosi nella ricerca della “verità”. Si delinea così un futuro per l’informazione del tutto inquietante.

A partire dunque dal 9 febbraio, Censura Legale si diffonde in Rete, con grande velocità, su un ampissimo numero di siti e blog, fino ad approdare in meno di 10 ore sul forum della trasmissione Report di RAI3, condotta da Milena Gabanelli. Come avrete letto nel link1, Paolo Barnard, per illustrare i meccanismi di Censura Legale, parte da una sua infelice esperienza che lo vede contrapposto proprio alla RAI, a Report e a Milena Gabanelli, di cui denuncia la complicità in questo tipo di imbavagliamento dell’informazione per vie giudiziarie. Sul forum sopraccitato prende vita quindi una discussione, animata da cittadini e spettatori, in cui la stessa Milena Gabanelli interviene ripetutamente, seguita sempre dalle repliche di Paolo Barnard. I termini del dibattito e delle richieste di chiarimenti posti alla conduttrice di Report sono allarmati e densi di incredulità, data la fama di cui essa gode, assieme al suo format, come ‘paladini’ della libertà d’informazione in Italia.

Oltre a ottenere un numero di letture da record (oltre 30.000), tale discussione sul forum di Report ospita alcuni interventi di personaggi noti, fra cui quelli dell’ex magistrato Gherardo Colombo e del missionario Alex Zanotelli, del giornalista Giovanni Minoli  e viene rilanciata dai blog di Sabina Guzzanti , di Oliviero Beha , di Sandro Gilioli e di moltissimi altri, come già detto. Si registra tuttavia, e nonostante la pregnanza del tema nell’ambito della libertà d’informazione di questo Paese, il silenzio di tutta la stampa di sinistra e centro sinistra, con episodi ben documentati di rifiuto categorico di parlarne. Silenti sono anche due nomi assai noti della contro informazione, Beppe Grillo (verifica la censura di Grillo sulla vicenda e Marco Travaglio. Si profila così una chiusura a riccio dei sopraccitati in difesa acritica di una loro collega ma, soprattutto, l’indisponibilità degli editori a mettersi in discussione. Inerti sono anche l’Ordine dei Giornalisti, la Federazione della Stampa e i giornalisti stessi i quali, in diverse istanze, manifestano a Barnard la loro preoccupazione ma anche la loro indisponibilità ad esporsi. I costi professionali sarebbero proibitivi.

Poi un giorno, inaspettatamente, i partecipanti alla discussione di cui sopra scoprono che il contenitore su Censura Legale con i loro tantissimi interventi è sparito dalla prima pagina del forum di Report. Dopo una rapida verifica informatica, alcuni utenti esperti scoprono che la redazione del programma ha inspiegabilmente cambiato il criterio di visualizzazione delle discussioni, mutandolo da “mostra discussioni ordinate per data ultimo messaggio ” a “mostra discussioni ordinate per data inizio discussione”, così che la discussione su Censura Legale, pur essendo frequentatissima e accesissima, è rotolata a pagina 14 del forum. Inoltre, essendosi accese altre discussioni sullo stesso tema, a testimonianza della sua centralità d’interesse, anche queste risultano scomparse e si scopre che sono state accorpate alla discussione principale finita a pag. 14, in una babele incomprensibile. Ma perché questo?

La risposta giunge rapida non appena una manciata di partecipanti manifesta il proprio forte disappunto alla redazione di Report e a Milena Gabanelli. Infatti, tanti loro messaggi di protesta scompaiono letteralmente dal forum appena dopo essere stati inviati. Si tratta dunque di un atto deliberato di censura ai danni del tema Censura Legale e delle opinioni di alcuni partecipanti, fortemente critici nei confronti della conduttrice di Report; l’atto è compiuto dalla redazione stessa. La conferma di ciò arriva dopo poco in un post blindato di Milena Gabanelli, in cui ella adduce le sue ragioni per un simile comportamento, peraltro attuato su un forum dell’emittente pubblica nazionale deputato per eccellenza al libero dibattito. Contestualmente, alcuni cittadini coinvolti in questa vicenda, fra cui lo stesso Paolo Barnard, vengono addirittura “bannati” (cioè banditi) dal forum stesso, ovvero gli si impedisce radicalmente di scrivervi le proprie opinioni . Nel caso del giornalista, gli viene addirittura impedito di visualizzare la pagina internet del forum di Report.

Il “popolo” dei cittadini, in tal modo messo a tacere, reagisce con crescente indignazione e incredulità a questa censura e, in particolare, alle ragioni addotte da Milena Gabanelli a giustificazione di quanto ella sta facendo (link19). Essi sono sempre memori del fatto paradossale che vede proprio la “paladina” della libertà d’informazione italiana censurare senza tregua le loro legittime domande. Di fronte al conseguente ostinato silenzio della medesima, che rifiuta qualsiasi dibattito diretto coi suoi spettatori dissidenti sia su Censura Legale che sul resto, e di fronte al reiterarsi continuo delle censure anche di coloro fra essi che ancora possono intervenire sul forum, il gruppo dei “bannati” decide di costituirsi in un comitato, affiancato da sostenitori.

L’unica ulteriore reazione da parte della conduttrice di Report, a questo punto, ha come risultato di lasciare sconcertata la compagine dei cittadini censurati. La Redazione di Report, in data 18 marzo 2008, pubblica sul forum un intervento dove annuncia che “i “bannati” sono stati tutti riammessi”  ma dove reitera quelle stesse argomentazioni per il suo agire che il gruppo sopraccitato già aveva ripudiato con sdegno tempo prima. Incredibilmente, si scopre da lì a pochissimo che in realtà quasi nessuno è stato riammesso e, anzi, che la redazione di Report persiste nel cancellare, nell’accorpare, e nel far sparire in ogni modo molti degli interventi di protesta che, da diverse parti, ancora piovono sul forum.

Il gruppo dei cittadini “bannati” decide quindi di redigere una esaustiva lettera di protesta inviata, oltre che a Report, ai responsabili del sito internet della RAI e ai Presidenti di Camera e Senato . A oggi quella lettera non ha ricevuto la benché minima attenzione da alcuno, in particolare da Milena Gabanelli, che nega ogni possibile confronto e risposta, e che persiste nel violare il diritto di quel gruppo di cittadini imbavagliati di poter continuare a esercitare le proprie prerogative costituzionali anche sul forum di una trasmissione dell’emittente pubblica italiana.

Conclusioni.

Questi sono i fatti, documentati. Riteniamo che quanto accaduto da quel 9 febbraio 2008 a oggi vada molto oltre i confini dello scontro fra due giornalisti e del coinvolgimento di alcuni cittadini interessati. Ci troviamo di fronte, innanzi tutto, al tentativo da parte di RAI, Report, Milena Gabanelli e di gran parte della stampa ed editoria italiana, di mettere a tacere il fenomeno della Censura Legale e l’allarme estremo che esso deve suscitare in chiunque abbia a cuore il proprio diritto di essere informato della verità dei fatti che ne condizionano l’esistenza. Non possiamo che eccedere nel sottolineare la gravità di questo tentativo di imbavagliare quell’allarme, poiché esso tocca le vite della totalità dei cittadini di questo Paese, e il futuro dei loro figli. Assieme alla libertà di stampa e di opinione è in gioco la tutela della democrazia, nientemeno.

In secondo luogo, ci preoccupa moltissimo la replica dei metodi tipici dei Sistemi di potere, consolidati e antidemocratici, attuata in questa vicenda proprio da colei che ha dedicato l’intera vita professionale a denunciarli. Questo apre scenari inquietanti sull’affidamento acritico di centinaia di migliaia di cittadini in buona fede a personaggi pubblici cosiddetti “liberi”, “nuovi”, “affidabili”. Se finiremo per scoprire che, in alcuni casi, “il nemico marcia alla nostra testa” col nostro inconsapevole plauso, quello sarà certamente il peggior giorno per le speranze italiane di un futuro migliore.

Vi invitiamo a farvi una vostra opinione su questi accadimenti che riteniamo di primissimo piano.
Ma per coloro che riterranno imperativo anche l’intervenire a tutela propria, del proprio avvenire e della libertà di informazione in questo Paese, ecco cosa è possibile fare nell’immediato: tre cose.

1) Divulgate a chiunque lo ritenete opportuno questa realtà. Dibattetene.

2) Scrivete ai media, ai loro editori, manifestando la vostra preoccupazione per la Censura Legale.

3) Iscrivetevi al forum di Report e partecipate, continuativamente, alla discussione che porta il titolo “Report censura “Censura Legale” i fatti, la storia”, per mantenerla viva fino all’ottenimento della riammissione al forum di tutti i censurati e di risposte esaustive da parte della RAI, di Milena Gabanelli e della redazione di Report su Censura Legale e sulle sue nefaste conseguenze. Ribadiamo, però, che solo la vostra partecipazione continuativa nel tempo a quella discussione potrà sortire qualche speranza di ottenere giustizia e tutele per tutti gli italiani a lungo termine.

Ne va del nostro e del vostro futuro. Prima che sia troppo tardi.

Grazie

Firme:

Paolo Barnard: nick barnard

Francesco Beato: nick franca mente

Giambattista Carta: nick bista

Giusy Cascio Capanna: nick matinee

Claudio Chicco: nick CLAUDIO79

Renato Comolli: nick panoramix

Antonio Conte: nick acorsi

Marisa Conte: nick Marisetta

Uriele Flamigni: nick Foki

Massimo Guerra: nick Mr Jones

Ambra Iezzi : nick am.bola

Silvia Innocenzi: nick Silvia I.

Silvia Kuchler: nick Sally52

Salvatore Marcello: nick Dp0

Roberto Pinzi: nick Roberto pinzi

Antonio Riccardi: nick prigioniero di guantanamo

Francesco Tumbarello: nick Foucault

Dopo la scrittura e l’invio di questa lettera in giro per il web, il forum di report e’ stato riaperto, ma la censura e la cancellazione dei messaggi sulla questione continua ancora implacabile ancora tutt’oggi…

Link a censura subita da Paolo Barnard in un centro sociale di Bologna

 

Vedi l’articolo “Censura Legale”

 

 

Esito giudiziario

Barnard fu autore di una controversa inchiesta contro la pratica del comparaggio farmaceutico, Little Pharma & Big Pharma, trasmessa l’11 ottobre 2001 su Rai 3 durante il programma televisivo Report di Milena Gabanelli[35]. Il 16 aprile 2004 Barnard, la RAI e Milena Gabanelli furono citati in giudizio presso il Tribunale Civile di Roma[36] da un informatore farmaceutico, ritenutosi danneggiato dalle rivelazioni fatte nel servizio[37].

In virtù della cosiddetta clausola di manleva (una generica clausola, frequentemente usata nelle pratica contrattuale del mondo degli affari, che solleva il soggetto ‘manlevato’, in questo caso il ‘ceduto’, da eventuali oneri giudiziari scaturenti da eventuali azioni esperite da terze parti; tale clausola doveva essere necessariamente sottoscritta da ogni reporter allo scopo di stipulate l’accordo con la RAI), la RAI si ritenne esonerata da eventuali oneri risarcitori in sede civile derivanti dal servizio realizzato dal giornalista.[38][39] La stessa azienda, infatti, dichiarò che non essendo dipendente della RAI Barnard non avrebbe avuto da questa diritto a tutela legale per cause civili.[40] Barnard ritenne tuttavia di essere comunque associato nella tutela agli altri due aventi causa a seguito di assicurazioni verbali fornitegli, ma che la Rai e la stessa Gabanelli hanno negato fossero state date.[40][41][42][43] Inoltre, il giornalista sottolineò la secondo lui dubbia eticità del comportamento dell’azienda e della conduttrice, che in sede giudiziale negarono ogni loro concorso in responsabilità rivalendosi interamente sull’autore dell’inchiesta. Ciò indusse Barnard ad accusare sia la Rai che Milena Gabanelli di averlo tradito due volte, sia per avere separato in giudizio le loro responsabilità dalle sue e per via dell’azione di rivalsa della Rai nei suoi confronti in caso di un’eventuale sentenza avversa di risarcimento, sfruttando la clausola del contratto sottoscritto da Barnard con l’azienda.

La sentenza, con esito negativo per le parti convenute, respinse le pretese di RAI e Gabanelli dichiarando la responsabilità solidale di azienda, conduttrice e autore del servizio nel ledere il diritto alla riservatezza dell’attore, motivando con ciò che la clausola summenzionata del contratto tra RAI e Barnard era inerente soltanto la “titolarità dei diritti ceduti” e il “libero godimento da parte del cessionario”.[44][45]

Wikipedia

2 pensieri su “Report censura “Censura legale”

  1. Aggiornamenti sul processo dal sito di Paolo Barnard.

    __________________________________________

    47.000 euro.

    La sentenza del tribunale di Roma è arrivata. Paolo Barnard, la RAI e Milena Gabanelli sono condannati a pagare 47.000 euro di danni al dirigente di una multinazionale del farmaco che fu da me filmato, in qualità di redattore di Report, mentre ammetteva l’esistenza della corruzione dei medici durante i congressi-vacanza di lusso (reato penale che danneggia milioni di ammalati, e che ne uccide ogni anno migliaia).

    Come è noto (Link), RAI e Milena Gabanelli mi hanno non solo abbandonato in giudizio, ma si sono accaniti affinché il giudice mandasse solo me al macello dei risarcimenti, nonostante l’inchiesta in oggetto fosse stata da loro voluta, apprezzata, vagliata, e replicata. Come è noto (Link), oggi la scure maneggiata contro di me dal binomio RAI-Gabanelli si è abbattuta proprio sulla conduttrice di Report. Come è noto, nel 2008 io da solo denunciai pubblicamente l’abominio dell’abbandono legale da parte degli editori ai danni dei loro giornalisti free-lance quando vengono denunciati dai ‘gaglioffi’ smascherati dalle loro inchieste. A quel tempo Milena Gabanelli e i suoi valenti redattori mi diedero del vigliacco piagnucolante. Non gradiva, la ‘paladina’, che si sapesse ciò che ella stava facendo contro di me e contro l’anima stessa della libera informazione pur di compiacere ai suoi dirigenti in RAI.

    Oggi Gabanelli, privata dell’assistenza legale, reagisce stoicamente: ‘Continueremo comunque’. Report andrà in onda lo stesso. Ma in quel modo la signora di Report ha per la seconda volta cucinato la sua viltà e la sua paura di perdere la carriera in RAI sfornando un finto eroismo. Quasi tutti ci sono cascati, e sono in tripudio per il ‘coraggio’ di questa donna e dei suoi seguaci nell’andare avanti in ogni caso. Coraggio?

    L’andare avanti in ogni caso di Milena Gabanelli è l’esatto contrario, è il piegarsi alla logica abietta del ‘padrone’ RAI permettendogli di perpetrare la sua ingiustizia senza conseguenze, senza cioè una ribellione pubblica della redazione del programma, alla stregua di ciò che fece il pool di Mani Pulite nel 1994 contro altri abietti padroni; senza una presa di posizione pubblica di Gabanelli contro i suoi datori di lavoro, che farebbe clamore; senza un incrociare le braccia chiamando a raccolta altri giornalisti per paralizzare i palinsesti in difesa del diritto alla tutela legale, cioè lotta civica, che è ciò che fecero per secoli i veri eroi dei nostri Diritti. Ma quegli eroi, a differenza di Milena Gabanelli, accettavano di pagare il prezzo del coraggio. Un prezzo che lei non pagherà mai e poi mai, perché il rischio per lei e per i suoi vassalli è di perdere ben di più di qualche causa civile. Il rischio è di perdere la carriera, la fama, lo stipendio, le amicizie che contano nel nome di un battaglia per un principio. Meglio di no, meglio chinare il capo e farla passare liscia agli scherani del Cavaliere a viale Mazzini. Questo è il suo ‘coraggio’.

    Ciò che voi, pubblico, guadagnerete dal permanere in onda di Report a ogni costo (a ogni costo), è mille volte inferiore a ciò che perderete. Perché nel breve termine avrete ancora qualche sprazzo d’informazione, ma nel lungo termine morirà per sempre il coraggio di ribellarsi radicalmente, e con esso non morirà solo l’informazione, ma anche la speranza. Se non capite questo, è finita.

    Nel 2008 chiesi pubblicamente a Report di schierarsi con me nella denuncia degli editori che abbandonano i loro giornalisti. Certo, il rischio era altissimo, e io ho pagato le conseguenze di quella denuncia, pesanti, tanto. Dalla redazione di Gabanelli mi arrivò disprezzo, ‘noi continuiamo a lavorare’, mi scrissero col piglio ‘eroico’ del lavoratore che non vuole disturbare il padrone. Non sapevo che il coraggio si esprimesse così. Per fortuna, così non lo espressero per secoli gli uomini e le donne cui dobbiamo ogni libertà che ci è rimasta.

    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=138

  2. Il Giornale di Feltri scrive…
    Barnard: «La Gabanelli mi ha scaricato per una querela»
    di Massimo Malpica – 05/10/2009

    Finito in tribunale per una causa civile nata da un servizio di Report nel 2001, Paolo Barnard sembra una bandiera della battaglia per la tutela legale che Milena Gabanelli ha combattuto a mezzo stampa nell’ultimo periodo. Ma non è così. Barnard, cofondatore di Report, accusa la conduttrice di averlo abbandonato. «Nel 2001 – attacca – un mio servizio sul comparaggio farmaceutico va in onda dopo il vaglio dell’avvocato Pierluigi Lax dell’ufficio legale della Rai. Viene pure replicato. Nel 2004 avevo lasciato Report da qualche mese, e io, la Gabanelli e la Rai veniamo citati in giudizio per una causa civile».

    E che cosa succede?

    «Mi viene negata la copertura legale, e la Rai mi spedisce pure un atto di costituzione in mora, avvertendomi che in caso di condanna l’azienda intende rivalersi su di me. Io, naturalmente, chiedo alla Gabanelli di prendere posizione».

    L’ha fatto?

    «No. Nessuna protesta formale e pubblica da parte sua. Mi disse che la lettera era un atto dovuto e sarebbe morta lì, ma invece…».
    Invece?

    «Non solo quell’atto è ancora valido, ma quando arriva la prima sentenza, scopro che la parte convenuta, Rai e Gabanelli, aveva dettato la sua linea difensiva scaricando tutto su di me. Cito dagli atti: ‘Per tutto quanto argomentato la Rai e Milena Gabanelli chiedono che l’Illustrissimo Tribunale adìto voglia (…) porre a carico di Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria’. Capito?».

    Il cerino le è restato in mano.

    «Esatto. La cosa che mi fa schifo è che lei si è sdraiata ai piedi dei dirigenti della ‘Rai di regime’, dove da anni è in prima serata anche con Berlusconi al governo, e in pubblico si vende come paladina della libertà e del coraggio, quando avrebbe dovuto spendersi per difendere i giornalisti abbandonati dagli editori. In privato ha preferito non mettersi in gioco. Ha ingannato me, ma anche il suo pubblico adorante. Se fai il paladino, ma poi tradisci i principi morali e di libertà dell’informazione, sei come le parrocchie che dici di combattere».

    In questi anni vi siete sentiti?

    «Ci siamo scambiati accuse sul forum del sito web di Report, dove – a proposito di censura – ha cancellato decine di messaggi che chiedevano spiegazioni sulla mia vicenda, bannando anche gli utenti dal forum. Ha anche scritto di avermi mandato un atto col quale si impegna a pagare di tasca sua in caso di condanna, che c’è stata pochi giorni fa».

    Ah, però.

    «Ma la lettera non esiste. E se esistesse, sarebbe un vergognoso escamotage: da una parte non combatte per la libera informazione contro i suoi padroni, dall’altra mi lascia massacrare col suo benestare, e paga i danni per salvarsi la faccia. Un anno fa diceva che il rischio della censura legale ‘non è colpa della Rai ma del sistema giudiziario’. Ora sostiene invece che ‘è dovere del servizio pubblico esercitare il giornalismo d’inchiesta assumendosene rischi e responsabilità’. Ipocrisia ai massimi livelli. Lei, intanto, dal 2007, dopo il mio caso, ha ottenuto la copertura legale per i suoi. Ma la battaglia per la libera informazione andava fatta per tutti».

    Ma in Italia c’è un regime?

    «No. C’è sicuramente una parte politica che tenta di imbrigliare l’informazione, ma il regime è quello degli italiani che non scelgono la buona informazione, e che hanno mollato la sinistra. E la sinistra, non sapendo come giustificare il proprio sfacelo, dà la colpa a Berlusconi. Io sono antiberlusconiano di lungo corso, ma non sono un falsario: se Berlusconi è la mafia, allora io ieri ho visto la camorra scendere in piazza contro la mafia. E’ ridicolo che la Fnsi organizzi una manifestazione simile quando non ha mosso un dito sulla vicenda della censura legale. O Travaglio che nel 2006 disse ‘chi non ha il guinzaglio in tv in questo momento non lavora’, e oggi lo vedi da tutte le parti»

    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=146

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